Storytelling

storytelling vigentino

La grammatica della narrazione
con Silviapriscilla Bruni

SABATO 14 e DOMENICA 15 OTTOBRE 2017 dalle 10.00 alle 17.00

L’arte di creare attraverso le parole, la gestualità,
l’utilizzo del corpo e la modulazione della voce,
le immagini di una storia di fronte ad un pubblico specifico.
La scoperta delle storie tradizionali e delle fiabe  di diverse culture,
è un passo essenziale verso la comprensione della cultura di un popolo.

Obiettivo principale è sviluppare le capacità narrative di ciascun partecipante.
Il metodo dello Storytelling non richiede di imparare il testo a memoria, ma richiede  di restituirlo ogni volta con parole proprie, stimolando così la costante ricerca di nuovi vocaboli che rendano la narrazione efficace, appassionante e affascinante.
In tal modo un’attività piacevole come il raccontare e ascoltare storie diventa naturale veicolo di apprendimento culturale e linguistico, oltre a migliorare sensibilmente la creatività e la sicurezza nell’esposizione.
La pratica di improvvisare la drammaturgia di una narrazione pone l’accento sulla necessità di organizzare un discorso per renderlo efficace.
Gli allievi apprenderanno quindi la tecnica base di Storytelling improvvisato, il metodo delle immagini, la memorizzazione e narrazione orale, lo sviluppo di uno stile personale.

ISCRIZIONI
Coordinatrice:  Isabella Cremonesi 333.87360555Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per chi: Improvvisatori con almeno 1 anno di esperienza, attori, formatori, educatori, sceneggiatori - minimo 10  partecipanti
Dove: Teatro del Vigentino via Matera 7 Milano (zona Ripamonti)
Quando: sabato 14 e domenica 15 ottobre 2017 dalle 10.00 alle 17.00 con 1 ora di pausa pranzo
Possibilità di dormire in teatro per chi viene da fuori (avvertite entro due giorni prima del seminario)
Possibilità di mangiare in teatro portandosi cibo (frigorifero e forno a microonde)
Quota:  12 ore di lavoro - € 110 esterni - € 90 interni
iscrizione con caparra di 50 € entro lunedì 2 ottobre 2017
iban IT81N 05034 01627 000000012346

Silviapriscilla Bruni

A 15 anni muove i primi passi nel mondo del teatro, frequenta per tre anni l’accademia teatrale “L’ Avogaria” di Venezia dove conosce Marco Paolini e si innamora del teatro del racconto e si specializza in teatro politico e commedia dell’arte. A Siena segue i laboratori di Mariaclaudia Massari assistente di Marcel Marceau approfondendo lo studio del mimo e del teatro d’immagine; conosce Francesco Burroni  con il quale attiva un approfondimento della long form, ricerca nella novella popolare, collabora ad alcuni spettacoli e si immerge nel teatro di racconto popolare. Lavora con alcune compagnie, teatro stabile del Veneto, teatro delle diversità, teatro delle albe e si concentra sul teatro del racconto storico, politico, civile e non dimentica il primo amore, la  fiaba. Da 4 anni porta in giro un monologo, La partigiana Nuda, con materiale e testimonianze di partigiane italiane, fonda una compagnia di teatro del racconto qkk con particolare inclinazione al teatro natura e teatro del racconto itinerante. Da tre anni fa parte della compagnia teatrale Topi Dalmata con Margherita Fusi e Alberto Massi, conduce laboratori per adolescenti, suoi coetanei e adulti, inventa il teatro di riposo con ragazzi anziani tra i 90 e i 100 anni, lavora molto sul tema della donna. Da due anni collabora con David Glass ensemble per tre progetti, Brides, Mortgage e formatrice nell’AB project, teatro di comunità e teatro sociale. Lavora col teatro presso il carcere di Ranza sul racconto. Pratica il teatro d’appartamento con il progetto Cucinattrice, cucina e racconta storie veneziane sul testo di Tiziano scarpa. Conduce stage di formazione in teatro del racconto e teatro natura  in Italia,  in Germania, in Scozia, in Francia e in Canada. Continua la ricerca senza fermarsi sempre a caccia di storie e di gente viva.

STORYTELLING

Ci sono storie che sono monologhi e monologhi che sono storie ma la differenza fondamentale riguarda il metodo di comunicazione, cioè come vengono trasmessi.
Un monologo teatrale viene imparato a memoria dall’attore per essere recitato, una storia invece viene raccontata dallo storyteller seguendo un canovaccio e basandosi sull’improvvisazione.
La stessa storia ha dunque ogni volta parole diverse e, ad ogni passaggio, cioè ogni volta che viene raccontata, cresce, si evolve, cambia.
Si può dire in qualche modo che le storie costituiscano un “prima del teatro”, il modo più antico, più semplice e più vivo per trasmettere qualcosa a qualcuno, perché non muoia ma continui ad essere realtà che parla e respira.
Una storia può essere autobiografica, inventata, metaforica, rifarsi ad un fatto reale o alle parole di un grande autore, e nello storytelling non ha importanza l’aderenza alla realtà, ad una versione originale o alla “storia”, intesa come susseguirsi cronologico degli eventi, ma è fondamentale la comunicazione.
Lo storyteller cerca di creare con le proprie parole delle immagini che facciano da ponte fra le proprie emozioni e quelle di chi l’ascolta, un ponte attraverso cui la storia nella sua essenza passi “da me a te”. Non è un caso che fra storyteller si usi il linguaggio della “festa”, del dono: non si dice raccontare una storia, bensì “dare”, “donare” una storia, perché a sua volta si arricchisca e venga nuovamente raccontata.

CENNI STORICI

Fin dalle epoche più remote ed indistintamente ai quattro angoli del mondo, le storie sono state un veicolo di trasmissione di cultura e conoscenza.
Prima ancora della diffusione della scrittura, gli antichi Greci, come le popolazioni nomadi pre-bibliche e come i nativi americani, avevano imparato l’arte di trasmettere a voce immensi patrimoni di conoscenza.
Le antiche civiltà affidavano alle immagini dei miti e degli archetipi, la missione fondamentale di tramandare l’esperienza, la storia e pertanto l’identità stessa del proprio popolo.
Nell’epoca di Internet, dove le barriere di comunicazione sembrano essere state improvvisamente abbattute, dove è possibile contattare l’Australia dall’Italia nello spazio di un secondo, paradossalmente sembra oggi difficile conversare guardando negli occhi chi ci è vicino; come se, con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione, si fosse persa la capacità di utilizzare quelli più preziosi: il corpo e la voce.